"Si vorrebbe sempre essere: essere stati, mai. E ci ripugna di non poter vivere contemporaneamente in due luoghi, quando l'uno e l'altro vivono nel nostro pensiero, anzi nel nostro sistema nervoso: nel nostro corpo... Possiamo infatti metterci in viaggio. Ma mentre la meta si avvicina e diventa reale, il luogo di partenza si allontana e sostituisce la meta nell'irrealtà dei ricordi; guadagniamo una, e perdiamo l'altro. La lontananza è in noi, vera condizione umana... laggiù si sognava la patria, come dalla patria si sogna l'estero. Ma il primo viaggio lascia nei giovani, di qualsiasi levatura e sensibilità, un dissidio che le abitudini non possono comporre; precisa l'idea degli oceani, dei porti, dei distacchi; crea quasi , nella mente,una nuova forma ,una nuova categoria:la categoria della lontananza; la considerazione,ormai, di tutte le terre lontane. è forse un vizio.Chi è stato in Cina vorrebbe provare l'Argentina,il Transvaal,l'Alaska: chi è stato in Messico si commuove quando sente parlare dell'India,dell'Australia,della Cina.
Questi nomi, una volta al più colorate e melanconiche geografie,sono ora possibili, reali, affascinanti.
Chi ha provato la lontananza difficilmente ne perde il gusto:Il primo viaggio, la prima sera che il novo-peregrin è in cammino, nasce la nostalgia,per sempre.
Ed è il desiderio di tornare non soltanto in patria; ma dappertuttto:dove si è stati e dove non si è stati:Due grandi direzioni si alternano: verso casa, verso fuori... Non capisce, forse, non ama il proprio paese chi non l'ha abbandonato almeno una volta,e credendo fosse per sempre."
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